mercato tutelato libero

Sarebbe bello poter contare su una fonte di energia pressoché inesauribile, che può essere prodotta partendo dall’acqua e consumata immettendo nell’ambiente soltanto altra acqua pura? Certo. Però non è un sogno né fantascienza. Esiste: è l’idrogeno, l’elemento più abbondante nell’universo e anche sulla Terra. La tecnologia per ottenere in maniera consistente e in modo ecologico il cosiddetto idrogeno verde (green, se si vuole usare l’inglese) sta per arrivare a una svolta.

Verso la produzione su vasta scala

Questa strada permetterà nel giro di qualche anno una produzione su vasta scala con un costo vantaggioso, consentendoci di abbandonare man mano gli inquinantissimi combustibili fossili (come petrolio, carbone e gas naturali).

Dalle auto alle fabbriche

L’idrogeno infatti è perfetto per qualsiasi utilizzo: dal riscaldamento domestico all’alimentazione degli aeroplani, delle auto e delle navi, fino al funzionamento delle industrie. Si può bruciare oppure trasformare in elettricità, senza immettere nell’atmosfera anidride carbonica (CO2), quella responsabile del dannosissimo surriscaldamento globale. Per produrlo, si usano gli elettrolizzatori, in via di sempre maggiore perfezionamento, che lo estraggono dall’acqua (composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno) e sono alimentati a loro volta da energia rinnovabile (per esempio, solare ed eolica).

Il problema dei costi

Certo, c’è un problema. Attualmente l’idrogeno non è molto usato perché costa ancora troppo e i sistemi di utilizzo sono poco efficienti. Però in tutto il mondo si sta investendo in questa direzione. Per esempio, la startup israeliana H2Pro (che conta su investimenti privati provenienti da Usa, Cina e Giappone) utilizza la tecnologia E-TAC (Electrochemical – Thermal Activated Chemical) che estrae dall’acqua il 30% di idrogeno in più rispetto all’elettrolisi tradizionale. Un sistema sperimentale che potrebbe ridurre della metà i costi delle normali apparecchiature: 1 dollaro al Kg entro il 2025 (mentre nel 2019 un chilo di idrogeno verde costava dai 2,50 ai 6,80 dollari). Intanto nell’UE entro il 2050 si dovrebbe arrivare fino a 470 miliardi di euro di finanziamenti pubblici e privati in questo settore.

Nell’Hydrogen Valley italiana

Anche l’Italia si sta investendo in questo campo. ENEA (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha appena annunciato che alle porte di Roma nascerà l’Hydrogen Valley: un polo di ricerca per lo sviluppo di una filiera italiana per la produzione, il trasporto, l’accumulo e l’utilizzo di idrogeno.

Il progetto dell’ENEA

Il progetto, ideato dall’ENEA con un investimento da 14 milioni di euro (grazie a fondi Mission Innovation) vuole creare nel nostro Paese il primo incubatore tecnologico per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno, in collaborazione con università, istituti di ricerca, associazioni e imprese. Ovviamente, anche l’idrogeno italiano sarà verde, ottenuto da diverse fonti di energia rinnovabile (incluso l’utilizzo dei rifiuti organici e l’impiego del calore a media-alta temperatura prodotto da impianti solari a concentrazione).

Può trasformarsi in metano

Tra le applicazioni di maggiore interesse che verranno studiate nell’Hydrogen Valley tricolore, c’è anche il power-to-gas: l’idrogeno può essere trasformato in metano e stoccato oppure immesso nella rete italiana del gas naturale. In questo modo, si legge in un comunicato di ENEA, è possibile accumulare l’energia prodotta da fonte rinnovabile, svolgere anche una funzione di stabilizzazione della rete elettrica e agire come elemento di congiunzione con la rete gas, in previsione del forte incremento di produzione da rinnovabili.

Articolo tratto da facile.it

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